Preoccupazione di un maestro di sci valdostano per l'arrivo, a Cervinia, dei "colleghi" della federazione albanese

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Un maestro di sci all'opera Agosto non è il mese ideale per l'attività sportiva sciistica e, normalmente, i maestri di sci si godono il meritato riposo prima di tornare, nella stagione invernale, sulle piste di sci. L'attenzione su una delle professioni più classiche e caratteristiche della montagna, la riporta Luca Rossi, maestro di sci di Pré-Saint-Didier, che ha scoperto un "corso di formazione" della "Federazione sciistica albanese" a Breuil-Cervinia: «sapendo che alcuni ragazzi che ho seguito per anni stavano partecipando al "Corso di formazione maestri di sci valdostano" - racconta - ero ansioso di salutarli e di verificare con gli istruttori il loro impegno e comportamento durante le lezioni».

«Salendo sull'impianto di risalita verso il ghiacciaio del Breuil cerco di individuare il gruppo di aspiranti maestri - continua Rossi - cosa molto semplice vista la giacca rossa di cui sono dotati. Arrivato in cima, scendo di qualche centinaio di metri e mi avvicino. In prossimità del gruppo mi guardo intorno ma dei miei ragazzi nessuna traccia. Anche le altre facce non mi sono famigliari e la cosa mi pare un po' strana, in quanto nel nostro ambiente ci si conosce un po' tutti. Incuriosito, mi avvicino ulteriormente e noto che sulle giacche rosse di questi aspiranti maestri c'è effettivamente un grande stemma, simile a quello valdostano, ma con due leoni schiena contro schiena, la dicitura "Ski instructor" bella grande e, sul bordo basso, molto in piccolo “Albanian ski federation"! Colpito da una tale organizzazione per un Paese senza nessuna tradizione alpina, resto un po' li ad osservare e mi accorgo che di albanesi, nel folto gruppo, non vi è traccia. Tutti i partecipanti sono italiani, molti tutt'altro che ragazzini e gli stessi istruttori non sono altro che maestri di sci di Cervinia! Il livello tecnico è a mio giudizio davvero basso ma, sapendo che nelle ultime stagioni fioriscono iniziative simili, sconsolato e contrariato mi allontano pensando a come, interpretando leggi, sia possibile organizzare corsi del genere».
Maestri di sci valdostani E' possibile che il maestro di sci valdostano si sia imbattuto in uno dei corsi di formazione organizzato da Paolo Personnettaz, titolare di un negozio di articoli sportivi a Châtillon «noto alle cronache per essere un spina nel fianco del "Collegio nazionale dei maestri di sci"», scrive sul suo sito Internet, che «ha creato questa iniziativa per fornire un aiuto a coloro che intendono intraprendere l'attività di maestro di sci» dopo «aver vissuto in prima persona svariati problemi relativi al riconoscimento del proprio titolo di maestro di sci in Italia» e quindi «offre la sua esperienza ed il supporto a tutti coloro che affrontano la stessa situazione» dedicandosi, da anni, «allo studio di tutte le leggi e i documenti legati al riconoscimento della professione di maestro di sci nel nostro Paese».
Dal sito si scopre che effettivamente la formazione «è data dalla neonata "Ass - Albania Snowsports" con sede a Tirana» ma con indicato un recapito telefonico cellulare italiano ed un fax con il prefisso della media Valle d'Aosta ma anche dalla "Uiss", di Belgrado, in Serbia, per la quale di garantisce di poter «curare l'iscrizione ai corsi tenuti dall'associazione slovena facente parte di "Isia"», l'associazione internazionale dei maestri di sci.
L'associazione "albanese" propone «tre livelli di corsi di di duecento ore l'uno per una durata di seicento ore totali e possono essere conseguiti nello stesso anno. Il terzo livello conferisce il diritto a lavorare immediatamente in Italia seguendo le leggi italiane e le leggi regionali. E' richiesta l’equipollenza del titolo per l'esercizio continuativo della professione in Italia e la domanda va inoltrata all'ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri. Perché tale domanda possa essere accettata, deve essere corredata da "Eurotest" ed "Eurosecurité" ed è nostra cura comunicare le date in cui si terranno».
«La "Ass" non fa parte di "Isia" per scelta
- si legge ancora sul sito - visto che per un eventuale riconoscimento in Italia del titolo non è necessario che sia iscritta a quest'associazione, dove peraltro, comandano solo alcuni Paesi come Francia, Italia ed Austria. Sul discorso del riconoscimento del titolo in Italia abbiamo studiato tutta la documentazione esistente, a cominciare dalla "legge quadro" del 1981, alle varie circolari "Fisi", alla deroga ottenuta da Italia, Francia e Austria riunitesi in un'associazione chiamata "Femps" dal sapore iperprotezionistico».
In pratica, i corsi proposti dall'associazione "albanese", attualmente in fase di svolgimento a Breuil-Cervinia, permettono di "bypassare" i severi test imposti dall'Associazione valdostana maestri di sci, che richiedono impegno e qualità sportive non comuni, a parte dalla prova di slalom gigante di sbarramento che, di norma, dimezza il numero degli aspiranti maestri di sci. Il corso, che prevede, oltre a 101 giorni di pratica, anche 24 giorni di lezioni teoriche di francese, economia, geografia e si conclude con quattro prove d'esame valutata da un'apposita commissione che, per concedere il titolo di "Maestro di sci", richiede il punteggio minimo di 24/40: «una volta terminata la formazione - commenta, sconsolato, Luca Rossi - c'è da scommetterci, queste persone si riverseranno sui comprensori della nostra regione e del nostro Paese, così come sta accadendo con i maestri di San Marino o di altri Paesi esotici, chiaramente tutti italiani. La mia riflessione, sono sicuro condivisa da molti colleghi, è che queste iniziative stiano contribuendo a svilire e impoverire una professione che già ha a che fare con una crisi importante, illudendo ragazzi che magari hanno tentato svariate volte la selezione in Italia e nei confronti dei quali non mi sento di fare nessuna colpa. Rimane per me un mistero come gli organizzatori di questi corsi riescano a parificare i titoli acquisiti in questi Paesi a quelli italiani ed europei e mi chiedo come chi ci rappresenta a livello nazionale, so che l'Associazione maestri di sci valdostana sta facendo il possibile e l'impossibile, non sia stato ancora in grado di porre un freno a queste situazioni a dir poco ambigue».

 

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