Server e bandiere che "saltano": problemi nell'organizzazione dei "Giochi mondiali militari invernali"

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La sede del Cism ad Aosta E' imminente l'inizio dei primi "Giochi mondiali militari invernali" che dal 20 al 25 marzo prossimi coinvolgeranno il capoluogo regionale e le località di Gressoney, Pila, Brusson, Saint-Oyen, Courmayeur e Cogne con oltre ottocento atleti coinvolti per 42 Nazioni presenti.
La macchina organizzativa è già all'opera, nel quartiere generale in via Lavoratori Vittime del col du Mont, vicino all'Espace Aosta della "Pépinière d'Entreprises", anche se, purtroppo, non sono mancati diversi problemi, due in particolare.

Il primo riguarda gli accrediti stampa, che le testate ed i giornalisti interessati dovevano richiedere, compilando un modulo ed allegando una foto, via fax o via e-mail entro lo scorso lunedì 15 marzo. Gli accrediti sono indispensabili per accedere nelle zone riservate alla stampa nei siti delle gare, alle conferenze stampa e alla sala stampa.
La grande maggioranza dei giornalisti, che opera quotidianamente con il computer, ha scelto ovviamente di usare la posta elettronica ed il server ufficiale del "Cism - Consiglio internazionale dello sport militare", che organizza i Giochi, non avrebbe, a detta dell'organizzazione, sopportato le richieste, finendo per «saltare», tant'è che sul sito ufficiale, nelle due giornate precedenti la scadenza, la voce "accrediti" era scomparsa, anche se il sito stesso è rimasto comunque on line nonostante i disservizi e non è mai arrivata una risposta di errore o di mancata ricezione alle mail di accredito inviate.
Paolo SartoreIn ogni caso, nessuno è stato informato del fatto che le mail di richiesta degli accrediti non erano arrivate e le nuove procedure, ricomparse sul sito dopo la scadenza delle domande, prevedono l'invio di un nuovo modulo ed il ritiro personale del "pass" presso la sede valdostana del "Cism": «dobbiamo rispettare le nuove disposizioni della "Digos"» rispondono all'ufficio accrediti, ma, dalla "Digos" della Questura di Aosta ribadiscono che le regole non sono mai cambiate. In pratica, chi chiede un accredito stampa, viene sottoposto ad un controllo di sicurezza da parte della stessa "Digos", che assicura, risponde in sette minuti dall'invio della domanda e finora, non ha mai negato il rilascio del "pass" a nessuno. In ogni caso le precedenti domande di accredito, da quanto spiegano gli addetti all'organizzazione, non sono valide. Fortunatamente, ad interfacciare l'organizzazione ufficiale, è presente il giornalista aostano Paolo Sartore, addetto stampa del comitato "Asiva", che, forte anche dell'esperienza nel settore sportivo, si fa carico della risoluzione dei problemi, cercando di attenuare il disagio provocato dagli errori organizzativi.
Alcune bandiere esposte in piazza Chanoux ad Aosta per la cerimonia di apertura dei GiochiIl secondo problema, vissuto tra l'imbarazzo e la necessità di mantenere le relazioni diplomatiche, riguarda la scelta di far togliere la bandiera del Tibet, la regione autonoma montana dell'Asia centrale invasa e controllata dalla Cina, che da anni si batte, pacificamente, per ottenere l'indipendenza da Pechino, dal tetto della sede della "Scuola di sci" di Gressoney-Saint-Jean. Nella cittadina ai piedi del Monte Rosa si terranno infatti le gare di sci alpino femminili e, la delegazione cinese, durante un sopralluogo, avrebbe evidenziato che l'esposizione della bandiera tibetana «urta la nostra sensibilità». Di fronte alla volontà di non togliere la bandiera espressa dal direttore della scuola, Mauro David, è stata convocata l'assemblea dei maestri di sci: su venti iscritti si sono presentati in nove ed, a maggioranza, con il voto contrario di David, hanno deciso di togliere la bandiera: «quando ero Presidente della Regione - commenta, sul suo sito Internet, Luciano Caveri, consigliere regionale, che aveva favorito anche rapporti diretti tra Valle d'Aosta e Tibet - avevo nel mio ufficio la bandiera del Tibet, una bandiera che amo con la sua simbolistica che comprende pure due leoni di montagna, che mi era stata regalata e che ritengo abbia un valore importante per le minoranze linguistiche e nazionali. I miei amici walser della Valle del Lys dovrebbero averne coscienza, essendo loro una minoranza nella minoranza. I tibetani, da questo punto di vista, hanno con noi quelle affinità che avvicinano i montanari di tutto il mondo e di cui dobbiamo avere coscienza: sono un esempio di un popolo dalla straordinaria singolarità culturale che viene oppresso e privato di elementari principi di libertà. I cinesi ne fanno un elemento di disagio e di puntiglio? Piegarsi ai loro desiderata, immagino "per il bene della manifestazione", intristisce perché dimostra che la retorica dei campionati militari, come occasione di pace, rischia di essere la foglia di fico di una realtà ben diversa, cui la Valle per la propria storia non può piegarsi come se nulla fosse».
L'allestimento del palco per le cerimonie di apertura e chiusura in piazza Chanoux ad Aosta Sulla questione è intervenuto pubblicamente anche il consigliere Giuseppe Cerise di Alpe: «avendo risposto affermativamente all'invito del Presidente della Regione di voler presenziare alle cerimonie di apertura e di chiusura dei Giochi - spiega - per testimoniare la partecipazione delle istituzioni ad un evento di così ampia importanza, che al di là dell'aspetto sportivo vuole essere un momento di aggregazione, pace e amicizia tra i popoli. Preso atto che il Comitato organizzatore dei Giochi, in seguito al sopralluogo della delegazione cinese che ha manifestato il proprio disappunto per la presenza della bandiera tibetana sul pennone della scuola di sci di Gressoney, ne ha disposto la rimozione e ritengo doveroso manifestare il mio profondo dissenso nei confronti dell'iniziativa assunta, in forma di protesta diserterò la partecipazione alle iniziative inerenti lo svolgimento della manifestazione».
Da parte dell'organizzazione non è arrivata alcuna risposta alla questione: è possibile che, sabato 20 marzo, durante la cerimonia di apertura, in piazza Chanoux ad Aosta, al passaggio della delegazione cinese, in diversi sventoleranno bandiere tibetane. L'associazione radicale "Loris Fortuna", ha fatto sapere di avere a disposizione diverse bandiere: «chiunque volesse una bandiera del Tibet - precisano - può inviarci una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e venire a ritirarla lasciando un piccolo contributo. Siamo una nazione libera e democratica che tutela la libertà di espressione. Se la scuola di sci di Gressoney-Saint-Jean ha deciso di rimuovere la bandiera tibetana accogliendo le pressioni e le interferenze cinesi, noi quella stessa bandiera la terremo ben alzata. L'alzeremo in nome della pace, della libertà e del diritto all’autodeterminazione di ogni popolo. Insieme a quella del Tibet alzeremo anche la bandiera della Cecenia e quella dell'Iran democratico».

 

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